martes, 22 de enero de 2019

Una lezione/ registro fatto nella lezione/Escrito por la alumna,desgrabación.

MARIA CHEMES LEZIONE 7 OTTOBRE 2018 LA QUALITA’ del suono ha una connessione diretta con il non fare forza, con il non spingere la voce, la qualità permette di non sentire un senso di vertigine quando si sale alle note superiori. La Qualità inizia nel momento del respiro. Fare un respiro tranquillo, ma pieno, permette di sentirsi sicuri. C’è uno spazio importante sulla nuca, alle vertebre cervicali, perché lì c’è la possibilità di un respiro tranquillo e pieno. Bisogna dare spazio tra le vertebre cervicali. Quando si prende aria, si deve farlo con sicurezza, questo dà tranquillità e aiuta a non spingere fuori la nota. C’è un rapporto diretto tra tranquillità e sforzo: se si è tranquilli non si fa sforzo, ci si deve occupare di fare spazio, non preoccupare. Prendere aria, respirare da in fondo le costole, dà il tempo di fare spazio. L’idea da coltivare è: la nota deve essere lasciata andare, non buttata via. Per fare questo si deve FARE SPAZIO. Emettendo le note ci deve essere il pensiero chiaro che esse non vanno verso l’alto e si disperdono, ma in avanti nello spazio davanti a noi, che è lì pronto ad accoglierle. I finali delle note non devono essere abbandonati, lasciati andare, ma devono essere accompagnati, cioè chiusi, tagliati. E’ la persona che decide quando finire la nota, non la nota che si spegne da sola buttando via l’aria, deve rimanere aria nei polmoni. Ma tutto questo non vuol dire cantare le note in modo più veloce. Si deve dominare l’azione di cantare le note, non lasciarsi dominare dalle sensazioni che le note creano dentro di noi, si devono accompagnare le note consapevolmente. Più le note sono alte, più è richiesto solo un filo d’aria. Gli acuti si fanno con un filo di aria e senza sforzo. Per emettere le note acute può essere utile pensare come di stendere un tappeto rosso sul quale la voce si appoggia leggera, usando un filo d’aria, come Cenerentola che cammina sul tappeto rosso verso il suo principe, leggiadra, senza ansia, senza paura, sicura di sé. E’ un gioco, non è vita o morte. Il canto è pura strategia, che per essere messa in atto richiede una parte di voce e moltissima intelligenza. L’AZIONE del canto viene fatta partendo dal luogo interiore della tranquillità, non da quello dell’ansia. Da lì la voce si dipana come se fosse un film, fotogramma per fotogramma e ogni fotogramma ha il suo tempo e lo occupa per essere visto. Per fare l’acuto è necessario usare strategia: prendere aria, dare spazio, emettere la nota precedente all’acuto in tranquillità; questo dà spazio alla nota seguente, l’acuto, che trova spazio per essere emessa. Se la nota precedente non è ben emessa, lo spazio per l’acuto è chiuso.

miércoles, 16 de enero de 2019

sábado, 29 de diciembre de 2018

Incontro con la voce

Incontro 1: Salutarci /sapere il nome di ogni partecipante lavorare sulla respirazione Come si fa...per il naso ,per la bocca.... l'apertura delle costole. -respirazione costodiaframmática -trattenere l'aria -dosaggio . poi una piccola intervista ad ognuno sulla relazione con la propria voce. Incontro 2 revisione della respirazione Vocalizzo individuale e di gruppo incominciare con il lavoro sul materiale scelto da ognuno finire con l'obiettivo della terza e ultima riunione Incontro 3 revisione della respirazione. Vocalizzo individuale e di gruppo. Approfondire sul materiale scelto per ognuno cercando di arrivare a un nuovo punto di partenza. Concluzione e devoluzione per ognuno dei partecipanti A chi è diretto: Il seminario è consigliato alle persone che vogliono scoprire e riscoprire le potenzialità generative della propria voce e a tutti/e coloro che la usano come strumento di lavoro (terapeuti,coach, formatori, speakers, attori,ecc). Abitare la propria vocepermette di trasmettere emozioni in modo autentico eintenso: permette con semplicità di essere Presenti. Perchè la voce? La voce ci rivela, ci fa comunicare,trasmette il sentirci amati o non amati. È una comunicazione diretta da un corpo all'altro, da emozione a emozione. Scoprire la mia voce fluire da me senza sforzo potente e chiara, permette un riposo interno che rende possibile la scelta del movimento corporeo di fronte all’altro. Quando lavoro con la voce lavoro con dinamiche interiori della persona. Cantare dimostra la possibilità di una voce “fuori”, una voce che tocca con le parole, un corpo che dice: presente! ISCRIZIONE: marcomatera@me.com, maria.chemes@gmail.com

El canto es de todos

No conozco a nadie que no desee cantar.Sí que no se animan, por miedo a desafinar o "tener mala voz", pero seguramente está el deseo como parte de una pertenencia.El canto, para mi, es inherente al ser humano.Cuando alguien viene y pregunta: ¿podré cantar? la respuesta es siempre sí. Esto no quiere decir que todos puedan ser cantantes...pero si encontrarse con el instrumento y desarrollar una melodía con un texto, permitiendo habitar emocionalmente la acción.Esto es cantar y cada uno podrá desarrollarlo según su naturaleza y sus posibilidades. La voz puede ser además un catalizador físico y anímico ya que pone en movimiento la buena respiración y la compañía. Nadie debería privarse de encontrar su voz y cantar como parte de algo que le pertenece.

sábado, 22 de diciembre de 2018

Cantar y vencer la soledad

Cuando cantamos abrimos,quebramos la soledad...y el que nos escucha ya no está solo... Es entre los cuerpos,el desprendimiento de la voz,el llegar a otros ,el escuchar sosiega y despierta. El cuerpo se oxigena cuando emite y ese oxígeno se comparte,se funde en los otros.

miércoles, 5 de diciembre de 2018

Una lezione /questo anno

Una allieva scrive del materiale registrato durante la lezione ...Prendendo le parole per capire con gli immaggini create per lei il percorso per lo sviluppo della sua voce. "Si può cantare senza fare sforzo, si può salire con la voce senza fare sforzo, si può toccare gli altri con la propria voce, senza fare sforzo. La mandibola deve essere sempre disponibile a scendere, ad abbassarsi, ad essere morbida per dare la disponibilità, la possibilità alla lingua di mettersi piatta, di appoggiarsi sui denti inferiori. Questo rende il palato morbido e dà la possibilitù al suono di accedere direttamente alla maschera, dando spazio al suono. Sbadigliare è un buon esercizio, è il segnale che la gola è aperta e il suono può passare facilmente verso l’alto, attraverso il palato morbido. Questo è lo spazio per far riposare la voce. Così la maschera vibra e questo è il principio della libertà di cantare con facilità, senza sforzo. L’inizio di ogni nota va pensato nella maschera, cioè nella fronte, il suono non lo si emette verso l’esterno, perché il suono è già all’esterno, lo si va a prendere e lo si canta. Il petto deve essere aperto e rilassato per permettere al suono di andare verso l’alto. Se il petto si chiude il suono non sale. La paura di affrontare una nota più alta può chiudere il petto e imprimere sforzo nel canto. La nota non deve esplodere, ma deve essere accolta con tenerezza e dolcezza. Per cantare le note alte basta un filo di aria verso l’alto. Il canto può mostrare la bellezza dell’anima. Nelle note gravi il respiro va appoggiato nella parte posteriore del costato e va emesso con leggerezza, senza sforzo, per permettere alla voce di brillare. Le note alte si possono fare con facilità se il suono viene prodotto nello spazio fuori di sé e non prodotto dentro di sé. Un trucco consiste nel fare un suono “finto”, come la vocina di una bambina, come un gioco, in modo che non c’è sforzo, non c’è gravità. La vocina “finta” da bambina – un po’ come quella dei cantanti castrati del 1700 come Farinelli – serve come esercizio per imparare ad accedere senza sforzo, con leggerezza, alle note alte, agli acuti."

viernes, 26 de octubre de 2018

Sobre el gesto interno

La voz pronuncia el gesto interno.Aquello que se alberga en la emoción y por lo tanto en el cuerpo. La comunicación sucede en la necesidad de los cuerpos de encontrarse y vencer la soledad. La nana abriga al pequeño y lo acompaña al sueño.El artista vence en el canto o en la palabra teatral la frontera de su cuerpo para asociarse a los otros y también salvarlos creando compañía.